Abstract
Il saggio propone un’indagine sull’influenza esercitata da Verga e Tozzi sui romanzi degli anni Cinquanta di Giose Rimanelli. Si tratta di una vicenda per molti versi esemplare del valore assunto dalle opere dei due grandi scrittori nel ventennio precedente, come testimoniano i necessari agganci alle produzioni di Corrado Alvaro e Francesco Jovine, con cui Rimanelli dialoga serratamente. Le scelte letterarie e le valutazioni critiche dell’autore compongono un quadro coerente in cui l’eredità del verismo verghiano e del modernismo tozziano modella, seppure per via dialettica, i postulati della stagione realista e il suo stesso superamento.
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