In quest’articolo ci si sofferma sulla sezione della
Research article
La miniatura a Napoli nel Quattrocento secondo Pietro Summonte
Lucio OrianiORCID
Abstract
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Antagonists are usually the understudied characters of a literary world. Often, they are dismissed as mere narrative structure or despised as the epitome of villainy. Jorge of Burgos, the dogmatist of
Il saggio si pone l'obiettivo di rivisitare l'opera letteraria di Oriani, a cento anni dalla Marcia al Cardello. Viene in primo luogo proposta un'analisi dell'epistolario: testo che, attraverso i suoi diversi piani di lettura, ci può aiutare a comprendere le motivazioni, soprattutto psicologiche, per le quali lo scrittore rimase per tutta la propria vita un emarginato, relegato in una dolorosa condizione di isolamento. Di seguito, vengono esaminate le circostanze dell'appropriazione della sua opera da parte del fascismo, operazione culturale condotta in modo molto organizzato ma priva di qualsiasi sostanziale base filologica, e che ha naturalmente condotto, dopo la guerra, alla totale cassazione di Oriani dal canone degli scrittori dell'Otto-Novecento. Ancora, vengono evidenziati degli oggettivi elementi di debolezza presenti nella sua opera. A fronte di una grande unitarietà contenutistica, con undici temi fondanti che ricorrono in tutti i suoi volumi, egli si presenta in termini stilistici come due scrittori in uno, ciascuno corrispondente a una diversa fase della sua attività creativa. I testi della giovinezza, ancora acerbi, sono ispirati a una modalità di espressione costruita a partire dal Romanticismo ma già mischiata a molti elementi di Decadentismo, per cui potremmo coniare la definizione di romanticismo estenuato o alessandrino; i testi maggiori (1894–1902), che appartengono alla storia del romanzo europeo dell'Ottocento, si pongono invece nel solco del verismo più tipico, con una particolarmente accentuata attenzione per l'analisi dei sentimenti (verismo analitico). Viene poi menzionata l'attività drammaturgica di Oriani, naturale sviluppo di quella narrativa, che si svolge testardamente a partire dalle consuetudini stilistiche del teatro borghese, ma si segnala all'interno di esso per un tono allucinato e violento, che rasenta in certi passaggi la “drammaturgia dell'io” di Strindberg. Viene infine dato conto dello sviluppo della bibliografia nell'ultimo quindicennio, che ha di fatto restituito ad Oriani il riconoscimento tanto a lungo e ingiustamente negato.
L’articolo rilegge il passo della lettera di Pietro Summonte dedicato alle opere di Giotto e dei suoi discepoli a Napoli come costruzione storiografica consapevole, radicata nella cultura umanistica. Analizzando il testo come fonte autonoma, e non come repertorio di notizie su opere perdute, si indagano struttura narrativa, modelli interpretativi e implicazioni ideologiche che presiedono alla trattazione della pittura napoletana prima di Colantonio, pittore a cui è rivolto il principale interesse dell’autore.
Is a non-rearguard defense of the humanities possible in the age of artificial intelligence? This article answers in the affirmative by proposing metaphor as method, rather than as ornament or as a totalizing substitute for reference, through a dialogue between Giambattista Vico's humanistic pedagogy and contemporary debates on AI, cognition, and ecology. Starting from
Questo articolo analizza le poche pagine che Pietro Summonte dedica alla scultura in marmo nella sua lettera a Marcantonio Michiel, concentrandosi sulla questione dell'identità nazionale degli scultori. La loro provenienza sembra avere un ruolo di particolare importanza nella costruzione retorica di Summonte, in particolare quando scrive dei due castigliani attivi nella Napoli vicereale spagnola, Bartolomé Ordóñez and Diego de Siloe, e dei due locali emergenti, Giovanni da Nola and Girolamo Santacroce, descritti come giovani e talentuose promesse. L’articolo, inoltre, verte sulla carriera napoletana di altri due artisti, Alonso Berruguete e Giovan Giacomo da Brescia, svoltasi all'incirca nello stesso periodo e scandagliata e rivalutata in dialogo con le considerazioni di Summonte.

La “scoperta” del corpo in Alfredo Oriani (1852–1909) costituisce un problema storiografico. Curiosamente egli fu tra i primi ad avere coscienza dell’importanza della corporeità nell’epoca liberale e al contempo sarà il principale simbolo dello spossessamento di quel corpo, per opera di Mussolini e del fascismo, quando Oriani era già morto da un quindicennio. Nell’Italia ancora rurale degli ultimi decenni dell’Ottocento, l’avvento della tecnologia rivoluzionava l’idea del corpo e delle sue possibilità. Molti ne furono spaventati temendo una deriva individualistica. Oriani invece, intuiva nella bicicletta quella “protesi” meccanica capace di potenziare i corpi, fino a vincere i limiti e le tradizionali paure degli elementi naturali. Oriani elevava così il corpo fisico alla nobiltà delle tradizionali facoltà mentali, definendo un Io corporeo e la conquista di un “tempo per sé”, come possiamo cogliere nel suo diario di un lungo viaggio in bicicletta del 1897. Questo Oriani era sacrificato dall’appropriazione compiuta da Mussolini, nel 1924, con cui il Duce inaugurava l’“orianesimo fascista”. Oriani era dichiarato “precursore” del fascismo e fatto oggetto di un culto di tipo collettivista che cancellava quell’emancipazione individuale, che Oriani aveva affidato al partito liberale, definito “partito del futuro”, per la difesa della libertà e della sovranità dell’individuo.
L’articolo individua i nodi critici sui quali soffermarsi in vista della preparazione di una nuova edizione critica della lettera di Pietro Summonte a Marcantonio Michiel, allo scopo di restituire non soltanto una lezione filologicamente attendibile, ma anche di fornire strumenti per una più accurata contestualizzazione storico-culturale del testo e ricostruire le vicende della sua trasmissione. Vengono analizzati i tratti salienti dell’edizione di Fausto Nicolini, assunta come base di riferimento, evidenziando le necessarie revisioni e integrazioni che emergono alla luce di rinnovati approcci metodologici e delle più recenti acquisizioni documentarie.
Il saggio indaga
La letteratura italiana ha sempre affrontato la tematica della morte da diverse prospettive; dalla liberazione dal dolore al passaggio ultraterreno come nelle opere di Dante, Foscolo e Leopardi. In Bassani la morte non è un destino umano, ma trauma collettivo. In
In
Sull’esempio dell’

The essay provides an in-depth analysis of
Italo Calvino first read Eugenio Montale's
Mario Mignone fu “uomo politico” e “politicizzato”, amministrò e governò la comunità della quale fu a lungo responsabile e fu intellettuale sempre in dialogo con la politica e i politici. Essendo binazionale queste due caratteristiche si espressero rispetto alle situazioni interne ai due paesi, ma funzionarono anche come incentivo al dialogo bilaterale tra le sue due patrie. Mignone è consapevole che la prima patria gli era stata “patrigna” al punto da costringerlo ad emigrare e che la seconda gli aveva consentito di realizzarsi a pieno come intellettuale e cittadino. In particolare, il suo occhio va alla situazione del Mezzogiorno d'Italia, terra di una “promessa” mai realizzata. Avrebbe vissuto, da americano adulto e affermato, il ritorno alla terra delle origini, costruendo legami fitti e duraturi per la creatura istituzionale che aveva creato nella sua seconda terra: il Centro di Studi Italiani di Stony Brook. La fecondità dei programmi bilaterali creati e portati avanti in decenni di lavoro, sarebbe stato il segno più qualificante della sua esperienza di emigrante, magistero per tanti italiani che cercano anche oggi negli Stati Uniti di realizzare ciò che in Italia non si rende loro possibile.
From 12 to 14 November 2015, the Center for Italian Studies at Stony Brook University sponsored the international conference ‘The Idea of the Mediterranean’. Organized by Mario B Mignone, the conference brought together 20 scholars from North America, Europe and the Middle East to explore the concept of viewing the Mediterranean as an autonomous unity – a recognizable object of thought that transcends geopolitical, cultural and religious differences and conflicts. Professor Mignone's introduction to the proceedings of the conference, published in 2017, forms the basis of this article. Mignone's insights into the contribution of the invited scholars and his own perspective are essential to understanding why the Mediterranean identity has been marginalized by the US and Northern European powers, which view it as merely an ‘intractable’ region of the world. At the same time, it is undeniable that a singular Mediterranean identity cannot be found. The Mediterranean is indeed a sea of differences.
L’articolo torna a riflettere sul rapporto tra Calvino e Ariosto, su cui molto è stato scritto. Qui non si guarda però ai prestiti dall’Orlando
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L'articolo inquadra la lingua e lo stile di Calvino entro la categoria di “classicismo”, in virtù di alcuni tratti caratteristici del suo stile (la limpidezza, la razionalità, l'oggettività). Nella conclusione, la categoria del classicismo viene declinata nella letteratura del Novecento, in relazione con l'interpretaizone di T.S. Eliot da una parte, E. Montale dall'altra.
L’articolo esamina la presenza di Giovanni Pontano e Iacopo Sannazaro nella lettera sulle arti a Napoli che Pietro Summonte indirizzò nel 1524 a Marcantonio Michiel. Attraverso l’analisi delle opere artistiche menzionate e dei riferimenti testuali, si argomenta che Summonte mirava a costruire un’immagine alquanto precisa dei due umanisti: di Pontano si enfatizza soprattutto il legame con la corte aragonese e la sua autorità sulle antichità e arti napoletane; di Sannazaro, invece, si delinea la figura di un poeta cristiano radicato nella tradizione latina. Inoltre, si dimostra che la lettera riporta diversi interessi ricorrenti nelle opere dei pontaniani, in particolare, la nostalgia per la Napoli dei re aragonesi, l’attenzione alle antichità intorno alla città e l’interesse per la natura. In conclusione, si sostiene che la lettera servisse a Summonte, seguendo l’ideale umanistico di fama e gloria, come strumento per inscrivere Pontano e Sannazaro nella storia artistica e culturale di Napoli.