Abstract
L’opera lirica può offrire un punto privilegiato di osservazione dei cambiamenti antropologici della società italiana riguardo a due aspetti: la rappresentazione delle relazioni tra i generi e la percezione socialmente condivisa dell’identità maschile, in particolare nell’evoluzione storica dello stato postunitario. Alla luce degli sviluppi dei men’s studies e, segnatamente, della storia della maschilità tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, l’articolo propone una lettura de Il tabarro di Giacomo Puccini e Giuseppe Adami come esempio di dissoluzione del modello di italica virilità proposto dal melodramma verdiano e, in seguito, dall’opera verista. Il paesaggio sonoro metropolitano, in particolare l’erotizzazione della Senna come luogo della sessualità instabile, diventa proiezione del dramma, delle inquietudini e incertezze di nuove identità maschili proletarie. I protagonisti dell’opera soffrono di angoscia e oppressione senza speranza di riscatto. L’opposizione tra maschilità egemone e subalterna (baritono/tenore), la rivalità sessuale, il tema della decadenza della potenza sessuale maschile (rintracciata anche in due gustosi scritti dello stesso Puccini) sono leggibili come sintomi della disgregazione in atto del modello di maschilità patriarcale, ovvero dell’ordine famigliare, della paternità, della rispettabilità, nella società italiana fin de siècle.
Keywords
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