Abstract
Se numerosi testi letterari dell’Ottocento celebrano il processo risorgimentale, altri lo considerano criticamente. Tra questi, il romanzo di Giuseppe Buttà, Edoardo e Rosolina ovvero le conseguenze del 1861, a lungo trascurato, ci presenta il Risorgimento come un’operazione militare volta a depredare, un’azione condotta con violenza e assoluta indifferenza verso i bisogni e le peculiarità del Meridione d’Italia. Sotto accusa non sono le idee unitarie ma, secondo l’ottica moralistica del nostro autore, l’opportunismo e le ambizioni di chi ha piegato il progetto originario a fini personali di potere e ricchezza. Impietosa è la rievocazione di Garibaldi, accusato di aver esposto tantissimi uomini a pericoli, di avere minato l’importanza della Chiesa, di cui si esalta l’insostituibile ruolo umanitario. Per supportare le sue tesi, Buttà cita vari documenti, mostrando di aderire alla struttura del romanzo storico-contemporaneo, a cui si uniscono, però, caratteri del romanzo d’appendice, della letteratura odeporica, del saggio. Tutto ciò attribuisce al romanzo di Buttà valore documentario ma anche una certa originalità; esso, inoltre, consente di guardare ai mali del presente con maggiore consapevolezza, fornendo, al contempo, uno stimolo ad agire perché il cammino per una vera unità possa finalmente realizzarsi.
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