Abstract
La maggior parte della critica che si è finora occupata del romanzo di Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, si è concentrata sullo sviluppo del protagonista da una posizione iniziale di non-impegno ad una di consapevolezza del proprio ruolo di intellettuale. Ciò che la critica non ha ancora esplorato pienamente, tuttavia, è un aspetto cruciale per comprendere più in profondità la presa di coscienza di Pereira: la sua attività di traduttore. Quando viene menzionata, tale attività è semmai associata alla sua sfuggente personalità iniziale. Eppure, il potenziale di Pereira come coraggioso fautore di cambiamento emerge già dagli autori e dai brani da tradurre che seleziona per il giornale al quale lavora, e dall'evoluzione del suo atteggiamento verso l’arte della traduzione.
Prendendo spunto dai concetti di libertà e responsabilità propri dell’esistenzialismo, da testi teorici sull’etica della traduzione, da un’analisi testuale di Sostiene Pereira e dalle dichiarazioni di Tabucchi stesso sulla traduzione e sul ruolo dell’intellettuale, questo saggio intende mostrare non solo come le scelte di Pereira traduttore testimonino la sua crescita come intellettuale responsabile e persino come eroe, ma anche come la traduzione stessa costituisca il perno su cui s’incentra l’intero romanzo.
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