Abstract
L’organo virile in poesia non risulta per forza volgare. Al di là del lessico usato e delle situazioni descritte, esso può avere altri significati. Come nel caso del settecentesco Domenico Tempio, autore catanese essenzialmente dialettale. In certi suoi testi, il membro è espressione del maschio; è veicolo di un istinto basilare del corpo; è manifestazione, al contempo, di una “predominanza” nell’ambito del rapporto carnale e di un “imperio” sulla donna. Soprattutto, la rappresentazione del sesso dell’uomo mostra, una volta di più e in un ulteriore modo, le qualità di letterato di Tempio, che non fu quel compositore esclusivamente osceno com’è stato da sempre “etichettato”.
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