Abstract
L’eccesso di politica produce paradossalmente una spoliazione della politica, per come essa era stata immaginata nei lunghi anni dell’esilio in bilico tra la vita e la morte: è questa la riflessione posta al centro del secondo romanzo di Carlo Levi, L’Orologio, uscito nel 1950. L’Orologio è un libro che narra l’origine e la deflagrazione di una crisi politica (quella dei partiti politici che avevano fatto la Resistenza al nazifascismo, già negli ultimi mesi del 1945), i rapporti tra le diverse forze partitiche in quel frangente della storia d’Italia, e soprattutto le vicissitudini del Partito d’Azione, il piccolo partito liberal-socialista, o socialista-libertario, nato dall’esperienza di Giustizia e libertà, a cui Levi (già autore con Leone Ginzburg del fondamentale saggio Il concetto di autonomia nel programma di G.L.) aveva aderito.
Il saggio si propone di analizzare la genesi e la struttura del romanzo, il rapporto tra esso e l’attività politico-giornalistica di Levi in quegli anni, lo stile del suo autore, le relazioni che egli intrattiene con un’Italia socialmente vivissima, eppure incamminata verso nuove restaurazioni.
Get full access to this article
View all access options for this article.
