Abstract
La registrazione sonora sembrò suscitare scarso interesse in Italia nel primo Novecento. Mentre in molti paesi europei e negli Stati Uniti si sviluppò presto un dibattito vivace, l’Italia considerò il disco un fenomeno essenzialmente commerciale, e ne ridusse l’utilità al solo ambito archivistico e documentario. Soltanto dagli anni Trenta (grazie anche alla diffusione della radio), si iniziò a parlare più approfonditamente di fonografia in riviste e congressi; fu in questo clima che nacque nel 1933 Il disco. Bollettino discografico mensile, rivista interamente dedicata alla musica riprodotta. Il periodico si proponeva di affrontare tale fenomeno attraverso riflessioni e cronache dedicate alla registrazione sonora e con numerose recensioni discografiche dei generi musicali più diversi, al fine di diffondere una maggiore consapevolezza riguardo alla musica registrata, al pari di altre nazioni. Le cinque annate della rivista permettono di tracciare un quadro pressoché esaustivo della realtà fonografica italiana dell’epoca, con interessanti excursus sulla contemporanea situazione europea. L’apertura verso i generi musicali più disparati, la profondità d’analisi, l’afflato internazionale e l’autonomia di pensiero (talvolta in aperto conflitto col regime fascista) furono i tratti distintivi de Il disco; essi contribuirono allo sviluppo della riflessione sulla fonografia, e costituiscono un modello di divulgazione musicale tutt’ora degno di considerazione.
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