Abstract
In conclusione al saggio Vergogna della poesia il poeta e critico Franco Fortini (1917‒1994) afferma che la caratteristica fondante della poesia non andrebbe tanto ricercata nel suo essere engagée, quanto nel suo essere engageante: è attorno a questo perno militante che si forma tutta la struttura letteraria dell’autore, notoriamente basata sul rapporto senza soluzione di continuità fra verità poetica e verità sociale. Ed è proprio a partire da questa idea che Fortini pone come condicio sine qua non della propria poesia le sue stesse e necessarie finalità militanti, storiche (e storicizzanti). Epigono di Brecht, sulla scorta delle letture di Benjamin l’autore arriva a formulare una poesia allegorica intesa come soluzione ai limiti insiti sia nel realismo che nel simbolismo. L’allegoria diviene il segno più tangibile della volontà sociale che soggiace alla poesia fortiniana, di cui è al tempo stesso strumento e climax stilistica. L’articolo offre un’analisi della struttura allegorica all’interno della raccolta Paesaggio con serpente, edita nel 1984, al fine di mettere in luce i tre aspetti fondamentali che fanno dell’allegoria uno strumento di verità: l’aspetto figurale, l’aspetto formale (l’allegoria come “forma vuota”) e l’aspetto dialettico.
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