Abstract
In questo saggio si analizza la ricerca tematica e stilistica della poesia di Rocco Scotellaro, che, in tutta la sua opera recentemente sistemata, e fin dagli esordi, si dimostra autore perfettamente consapevole del rapporto tra tradizione e innovazione. A partire dalla traduzione/riscrittura di un’ode oraziana e dalle letture del liceale viene indagato il rapporto stilistico con diverse fonti antiche (Euripide, Virgilio, Orazio) e moderne (Leopardi, Carducci, Pascoli e d’Annunzio) al fine di rintracciare un possibile “sistema”. Il poeta utilizza innanzitutto la citazione lessicale come prestito spesso usato in diminutio, poi, acquisito l’universo di pensiero delle fonti di riferimento, adotta metodicamente il rovesciamento della tradizione attraverso una sorta di risposta a distanza dove la fonte entra di fatto come sottinteso significativo. Si tratta di una retorica alta e profondamente consapevole che introduce il nuovo sullo sfondo della tradizione attraverso l’ironia tragica: e infatti dalla tragedia antica e moderna derivano prestiti assai pregnanti. Nell’incontro tra elemento alto della tradizione ed elementi mitico-favolistici della cultura popolare, sia sul versante più prettamente retorico sia sul versante dei temi, si annida la vera novità della poesia scotellariana, una sorta di “reinvenzione” del classico destinata ad avere, sebbene silenziosamente, largo seguito nella post-modernità.
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