Abstract
Nel descrivere la personale vicenda esistenziale e politica, Rocco Scotellaro, in modo non diverso da un ventriloquo, dà anche voce al popolo muto da cui proviene, immerso fino allora “nel buio dell’inespressione”. Da una parte, per la sua trovata capacità di parola, se ne distacca, dall’altra, in equilibrio tra le pulsioni individuali e l’essere portavoce della comunità cui appartiene, assurge vichianamente a “universale fantastico” dei contadini del Sud e, in senso lato, l’interprete di tutte le genti di ogni Sud di ogni continente, di ogni mondo subalterno che vive la stessa condizione antropologica. “Distacco partecipe” potrebbe essere l’ossimoro che meglio riassume questa forza rappresentativa, che fa trasparire una dimensione corale e insieme qualcosa che la trascende. In ogni caso, dando voce alla “buia Lucania”, Scotellaro è riuscito a sottrarla all’isolamento, facendole trovare nella parola il senso profondo della sua esistenza.
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