Abstract
Il saggio svolge una lettura delle pagine di Levi e Scotellaro che richiamano il brigantaggio postunitario con metodologia che, da aggiornate tematiche storiografiche e dalla letteratura sui due scrittori, va all’analisi testuale. Significativi sviluppi storiografici mettono in luce le complessità del conflitto legittimista che insanguinò ampi territori meridionali lungo l’unificazione nazionale, affiancando alle vie già battute sulla questione sociale una rinnovata attenzione agli aspetti di guerra civile, ricorrenti nelle fonti coeve, di cui è interessante studiare la memoria sociale rintracciabile lungo la storia italiana. La memoria intermedia restituita da Levi risulta ricca, nell’affiancare voci paesane frastagliate sull’antica tragica vicenda, alla personale propensione interpretativa relativista, che fa del Cristo si è fermato a Eboli un’originale prova fuori disciplina del campo antropologico writing culture. I lunghi interventi d’autore restituiscono peraltro al contesto politico resistenziale-azionista il discorso astraente sul brigantaggio come guerra contadina antistatalista. Un deposito memoriale diverso viene nel dopoguerra nella celebre poesia di Scotellaro Sempre nuova è l’alba, che include un richiamo simbolico all’antico brigante solitario e perdente, da lasciare ormai al passato. L’evocazione di enigmatica bellezza è particolarmente significativa nel far precedere, alla chiusura ottimista, le tensioni tra incertezze politiche e inquietudini esistenziali, che segnano a tutto tondo la figura di Scotellaro.
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