Abstract
Il sorgere di una sensibilità verso i fenomeni migratori da parte della canzone italiana è più o meno contestuale alla nascita della canzone d’autore, databile dunque negli anni del miracolo economico, quando i flussi migratori verso l’estero iniziavano a contrarsi, prima di chiudersi definitivamente nel quindicennio successivo, mentre le migrazioni interne subivano un deciso incremento. Da allora in avanti il tema è diventato elemento ricorrente nei repertori di tutti i cantautori (e in parte anche della canzone popolare e commerciale) che hanno seguito e narrato con versi e musica l’evolversi del fenomeno per tutti gli anni seguenti. A partire dagli anni settanta, quando nel nostro paese i flussi in uscita si spensero definitivamente, la canzone d’autore ha iniziato anche a trattare l’emigrazione come fenomeno storico, a narrare cioè l’epopea della grande migrazione tra fine Ottocento e inizio Novecento, divenendo così veicolo di diffusione di senso comune storico sul fenomeno e in definitiva operando un deciso uso pubblico della storia. Questa prospettiva è andata a sommarsi al racconto in presa diretta dei fenomeni migratori contemporanei: cosicché a cavallo del nuovo millennio i testi di molti cantautori e di molte rock band più o meno impegnate hanno continuato a essere popolati da emigranti italiani di inizio Novecento e di immigrati provenienti dall’Est europeo e dal Sud del mondo con le ultime ondate migratorie.
Get full access to this article
View all access options for this article.
