Abstract
La riedizione di un volumetto di 29 poesie di Milo De Angelis, avvenuta a trent’anni di distanza dalla prima apparizione, offre la possibilità di valutare criticamente il mutato scenario della ricezione del testo, e la differenza del contesto di lettura fra gli anni Ottanta del Novecento e l’epoca presente. La differenza si coglie a partire dallo sguardo d’insieme rivolto al complesso intreccio dei percorsi generazionali della poesia europea contemporanea osservati, attraverso la speciale lente di un libro decisivo, fino ai loro sviluppi recenti. E quel libro, Millimetri, dal titolo fortemente indicativo, può essere considerato una sorta di manifesto della difficoltà storica, della scrittura tragica, del nonsenso che esige la gratificazione del discorso. Allora la differenza si approfondisce attraverso l’irrinunciabile analisi diretta al testo, che è interrogato e discusso nelle sue risonanze fono-ritmiche, nelle costanti tematiche, nelle ripetute autocitazioni, nelle eccezioni sintattiche e nelle contraddizioni di fondo. Il discorso di De Angelis si comprende nel suo percorso di trasformazione delle allucinazioni, dallo stesso poeta spiegate in Lucrezio, in un orizzonte visivo che con una precisa scelta di oggetti, azioni e spazi, dà storia al presente, e considera presenti l’adolescenza e la memoria, così come la lotta, il tragico, la gioia e il gioco.
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