Abstract
Questo saggio ripercorre i temi del corpo, l’animale e la materia nel romanzo Acciaio (2010) di Silvia Avallone, inserendoli nel contesto estetico del romanzo di formazione italiano dagli anni Novanta a oggi e filosofico del postumanesimo. Un’analisi puntuale delle similitudini e metafore tra essere umano, animale e macchina offre lo spunto per una riflessione sulla vitalità che anima il romanzo tra umanità, natura, subcultura e tecnologia all’alba del terzo millennio. La vita delle giovani protagoniste, fatta di affetti familiari, amicizie, primi amori e delusioni, ma anche discriminazioni, ingiustizie e sfruttamento è raccontata non tanto in maniera separata da natura e tecnologia, quanto stabilendo analogie. Questa scelta retorica, lungi dall’essere puramente estetica, implica una profonda rivoluzione epistemologica che include la valorizzazione dell’animalità umana.
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