Abstract
L’articolo rilegge il passo della lettera di Pietro Summonte dedicato alle opere di Giotto e dei suoi discepoli a Napoli come costruzione storiografica consapevole, radicata nella cultura umanistica. Analizzando il testo come fonte autonoma, e non come repertorio di notizie su opere perdute, si indagano struttura narrativa, modelli interpretativi e implicazioni ideologiche che presiedono alla trattazione della pittura napoletana prima di Colantonio, pittore a cui è rivolto il principale interesse dell’autore.
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