Abstract
L’intervento s’inserisce nel dibattito sull’autobiografismo di Scotellaro nelle sue due maggiori opere in prosa, arrivateci incomplete e non pronte per la pubblicazione:Contadini del Sud e, soprattutto, L’uva puttanella, che Scotellaro definiva in fase di preparazione un “romanzo”. Se Contadini del Sud, nelle parti disponibili oggi, sembra anticipare alcuni esiti dell’attuale non-fiction per via dell’uso disinvolto del materiale documentario, del risalto dato alle testimonianze e alle ricognizioni sul campo, della creazione di veri e propri “personaggi” a tutto tondo che si esprimono direttamente sulla pagina, L’uva puttanella ha caratteristiche che ne sottolineano invece l’inattualità e insieme la natura di memoir ancora, alla morte di Scotellaro, incerto sulla direzione da prendere. Vengono proposte alcune ricognizioni testuali intorno all’Uva puttanella, al fine di ricostruire la sua natura autobiografica sospesa fra autoapologia politica (il testo fu iniziato durante la prigionia di Scotellaro) ed espressione poetica, ricordo familiare e apertura in forma di micro-racconti di alcuni abitanti del paese. Non si ricompongono le tensioni narrative di una prosa ellittica per scelta, che tende al frammento di realtà da una parte e al lirismo dall’altra: è ciò che sembra dimostrare la conclusione della Parte prima, di cui si propone una nuova lettura.
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