Abstract
In più luoghi della Commedia Dante si attribuisce il ruolo di profeta, che gli potrebbe derivare da motivi di ordine psicologico, sociale ed economico, in grado di causare senso di insicurezza e quindi di rivalsa. La madre, Beatrice, gli amici facevano tutti parte di un ceto sociale e finanziario diverso dal suo e questo potrebbe aver generato in uno spirito di per sé ambizioso meccanismi di frustrazione, di competizione e di eccessiva autostima. Parla sovente di sé e perfino delle sue malattie: racconta della perdita della vista e della coscienza all’apparire della donna amata. I modi in cui si manifestano queste crisi fanno pensare ad attacchi apoplettici o epilettici, poi trasferiti nella finzione poetica in episodi come quello di Vanni nel canto XXIV dell’Inferno. Dante, inoltre, si attribuisce spirito profetico. Nel canto XIX dell’Inferno inveisce contro la corruzione dilagante della Chiesa, caricando di valore figurale un episodio occorsogli da giovane, analogo all’atto di Geremia che ruppe un’anfora sotto le mura di Gerusalemme. Ulteriore prova della sua coscienza profetica è la risposta a Giovanni del Virgilio, in cui manifesta la certezza di ricevere l’alloro grazie alla Commedia. Dove? Nel suo San Giovanni, dove indosserà il pileus, il cappello portato da coloro che sono banditi dalla città.
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