Abstract
Si analizza la capacità di Carlo Levi di impiegare, all’interno dei suoi scritti di carattere più marcatamente politico, alcune espressioni peculiari al fine di risvegliarne la memoria storica, da un lato, e dall’altro di considerarne la piena attualità. È il caso, ad esempio, dei concetti di fascismo e antifascismo, di autonomia e resistenza, di coscienza e umanesimo, tutti utilissimi per fissare, prima di tutto con se stesso e molti anni prima di Eboli, le coordinate della sua dimensione morale e civile. Dimensione che non passa dalle secche dei codici e dei programmi usati dalla politica in quanto sistema di pratiche, perché carica, invece, di uno spirito che, finanche su un piano lessicale, rivede, approfondisce e modifica continuamente il suo livello di comprensione e di interpretazione. Nella riflessione dello scrittore piemontese, anche a distanza di decenni, il ruolo della coscienza, dell’autonomia e della resistenza permane immutato perché immutato è, purtroppo, il mondo senza vita dell’amministrazione, del moralismo e dell’ideologia fascista cui egli si oppose sempre con decisione.
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