Abstract
Gli autori hanno cercato di definire, alla luce delle attuali esperienze, l'utilità del contrasto paramagnetico (Gadolinio - DTPA) nello studio diagnostico, tramite risonanza magnetica, della patologia cerebrovascolare ischemica. Vengono analizzati in breve la fisiopatologia dello sviluppo del danno ischemico parenchimale e il meccanismo d'azione dell'impregnazione dell'area infartuata, dopo iniezione di contrasto per vena, nei vari stadi del suo sviluppo. L'assenza di danni radiobiologici, la maggiore sensibilità rispetto alla TC, la possibilità di indagine multiplanare rendono la RM con contrasto paramagnetico, metodica particolarmente utile nel diagnosticare piccoli infarti situati in territori vascolari terminali profondi (talamo, nucleo della base, tronco dell'encefalo) e corticali molto superficiali, oltre che nel doocumentare eventuali minime alterazioni di barriera anche in una fase molto precoce del loro sviluppo. Controlli seriati, possibili per l'innocuità della metodica RM, potrebbero essere effettuati nello stesso paziente al fine di valutare l'esatta evoluzione temporale del danno di barriera nell'area infartuata; ciò permetterebbe di monitorare, già in una fase molto acuta di sviluppo del danno parenchimale, interventi terapeutici mirati o farmacologici (anticoagulanti) o chirurgici (disobliterazione vasale) senza incorrere nel temuto infarcimento emorragico della lesione ischemica.
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