Abstract
I mezzi di contrasto per la risonanza magnetica sono sostanze dotate di suscettibilità magnetica positiva e cioè capaci di indurre una magnetizzazione aggiuntiva, un flusso che si somma a quello del campo magnetico principale entro it quale tali sostanze vengono introdotte. Esse sono caratterizzate da un certo numero di elettroni non appaiati negli orbitali e hanno quindi momento magnetico di-verso da 0. Interagendo con i protoni di idrogeno risonanti esse ne modificano i tempi di rilassamento facilitando la transizione da livello energetico maggiore a minore (rilassamento nucleare).
L'entità di tale effetto viene denominata «efficacia rilassante» e risulta proporzionale, oltre che al momento magnetico, anche alla distanza ed al tempo di interazione tra molecola di mezzo di contrasto e idrogenioni in rilassamento. I mezzi di contrasto per la risonanza magnetica possono essere suddivisi in 3 classi: paramagnetici, superparamagnetici, ferromagnetici. I mezzi di contrasto paramagnetici, alle concentrazioni normalmente in uso, facilitano gli scambi spin-reticolo agendo come accettori di energia e vengono quindi denominati agenti T1: essi determinano accorciamento del tempo di rilassamento T1 e quindi aumento dell'intensità di segnale del tessuto in cui diffondono. Essi possiedono momento magnetico singolo, sono privi di memoria magnetica, vengono veicolati in acqua e risultano tossici allo stato ionico. La detossificazione è effettuata mediante chelazione con gruppi organici e comporta una riduzione dell'efficacia rilassante per l'aumentata distanza fra Tone e nuclei risonanti, conseguente all'interposizione del chelante stesso.
Il Gd-DTPA è il primo agente T1 introdotto nella pratica clinica: esso è un chelato anionico che, in base alle dimensioni molecolari e all'idrofilia, si distribuisce al comparto extracellulare, alla cui entità risulta proporzionale la sua influenza sul segnale. Da notare che, come già i mezzi di contrasto iodati, il Gd-DTPA nel Sistema Nervoso Centrale non supera in condizioni fisiologiche la barriera ematoencefalica; questo avviene in situazioni patologiche (flogistiche, tumorali, ecc.) con relativa impregnazione dell'area di interesse. Alle concentrazioni attualmente in uso (SNC 0,1 millimoli Kilo; Body 0,2 millimoli Kilo) gli effetti collaterali sono risultati rani e di modesta entità.
I mezzi di contrasto superparamagnetici e ferromagnetici sono sostanze che facilitano gli scambi spin-spin agendo come disaggregatori di omogeneità e vengono pertanto denominati agenti T2: essi determinano prevalentemente accorciamento del tempo di rilassamento T2 e quindi diminuizione dell'intensità del segnale del tessuto in cui si localizzano. Essi possiedono momento magnetico plurimo (dominio) con memoria magnetica per i ferromagnetici, senza memoria per i superparamagnetici. Sono particelle in fase solida (magnetite, disprosio) ancora in sperimentazione su animali, che introdotte per via endovenosa vengono fagocitate a livello del sistema reticolo-endoteliale in rapporto alle loro dimensioni, espletando la loro azione a livello epatico, splenico e midollare osseo e quindi prive di interesse neuroradiologico.
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