Abstract
Il contributo si propone di illustrare la singolare affinità che si può cogliere (pur nella consapevolezza della distanza culturale e della differente genesi del motivo ispiratore) fra la ricerca di autosufficienza interiore, propria di movimenti filosofici del mondo classico, riassunta nel motto latino omnia mea mecum sunt, e l’autosufficienza dell’amore verso Beatrice che – e Dante scopre questa realtà in modo graduale, nel percorso d’illimpidimento intellettuale narrato nel libello della giovinezza – è un amore che vive di sé, di sé si nutre, a sé deve e non può che bastare.
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