Abstract
Il sangue, l'acqua e il vino rappresentano una triade arcaica degli elementi costitutivi della ritualità in diverse epoche e culture. Il sangue, come cifra di identità e suo ulteriore rafforzamento, lo ritroviamo in forma ancora più enfatica nel culto di San Gennaro a Napoli, nel quale l’intera popolazione napoletana e campana si riconosce e sul quale fonda la propria esistenza simbolica. Innumerevoli credenze e documenti demologici testimoniano la vastità degli scenari simbolici e il variegato reticolo cui il sangue rinvia—e la documentazione al riguardo sarebbe oltremodo agevole—ma quanto già scritto mi appare sufficiente a sottolineare l’assoluta centralità del sangue nell’orizzonte folklorico, e non soltanto in esso. Per completare la trilogia liquida di cui ho detto, ricorderò come essa sia essenziale per la preminenza della vita e per la sua proiezione nel tempo futuro dei singoli e della società. Il linguaggio di tali liquidi consente che gli altri linguaggi siano detti, che nell’universo possa sillabarsi in un discorso umano.
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