Abstract
La Napoli che emerge dall’analisi dei testi narrativi di Luigi Incoronato (Scala a San Potito, L’imprevisto e altri racconti) è contrassegnata da una forte sperequazione economico-sociale. L’attenzione del nostro autore, che si serve di un narratore ora extra-eterodiegetico ora extra-omodiegetico, si concentra sui ceti più bassi, che affollano i vicoli della città: individui che lottano quotidianamente per la sopravvivenza, per i quali sembra impossibile cambiare condizione. Emblematica è la situazione descritta nel romanzo Scala a San Potito: al gruppo di diseredati che occupano le Scale di San Potito si aggiunge lo stesso io narrante, dopo aver perso il suo impiego, a sottolineare la precarietà del ruolo dell’intellettuale e la sua incapacità a risolvere i problemi dei ceti più bassi. La fabula denuncia così le piaghe sociali che caratterizzano Napoli nel secondo dopoguerra, quando “Ormai gli americani se n’erano andati”; la disperazione causata dalla disoccupazione, dalla miseria fa emergere il lato peggiore degli esseri umani o conduce alla follia, alla morte, alla delinquenza. L’attività di Incoronato si pone dunque in continuità con quella di Bernari e rappresenta una posizione originale nell’ambito della corrente neorealistica (Napoli si pone pure come simbolo di una realtà più ampia), anche grazie ad una lingua essenziale, priva di orpelli retorici, e che, a volte, ricalca il parlato.
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