Abstract
Sembrerebbe che tanto il fumetto e il suo codice quanto lo stereotipo insistano sul medesimo spazio; facendo riferimento ad esso e cercando di ricostruirne dimensioni e limiti, il saggio ricostruisce il modo in cui è possibile comprendere come funziona il meccanismo dell’immaginario che muove i fumetti di due grandi autori e, dunque, la struttura della loro figurazione. I due autori in questione sono Hergé, al secolo Georges Rémi, capostipite della scuola fumettistica franco-belga – considerato il Balzac della nona arte, probabilmente anche per la tipicità dei suoi personaggi, è l’ideatore, nel 1929, del più tipico di essi: Tintin –, e Scott Adams, disegnatore americano, creatore, nel 1989, delle diffusissime strisce di Dilbert. Entrambi gli autori ricorrono a un luogo con le peculiarità dell’Albania e ne fanno il punto di innesco del processo di immaginazione: l’effetto che ne scaturisce può essere inatteso e deflagrante.
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