Abstract
Ricorrenti sono nel Decameron, testo principe nel canone della letteratura italiana, inteso, come precisa Romano Luperini, sia “a parte obiecti” sia “a parte subiecti”, le immagini di conviti e cene. Esse, oltre a sfatare definitivamente la tesi di un moto ascensionale fra le novelle (Achille Tartaro) a favore di una loro intima corrispondenza, mettono in rilievo, facendo da ponte fra la tradizione classica e quella umanistico-rinascimentale, la centralità, per l’uomo, della dimensione sociale. Difatti, a parte la rilevanza che lo stare a tavola ricopre come momento nevralgico della narrazione (decima novella della quinta giornata, per esempio), esso permette una sostanziale parità fra uomini e donne (Dec. II, 6 e III, 7), l’esplicazione della “virtus” di ciascuno, nell’ambito di una nuova aristocrazia, dello spirito (Dec. X, 2 e X, 4), è occasione di confronto, incontro, socialità, secondo quanto precisato da vari studiosi, fra cui Massimo Montanari. Sporadicamente, e in modo generico, si fa perciò riferimento ai cibi serviti, che, in ogni caso, hanno significato simbolico, come osserva Valeria Mouchet, mentre vi è una corrispondenza con le cene della brigata, a sottolinearne l’importanza e il contributo per la costruzione di un sistema di valori destinato a rimanere nel tempo.
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