Abstract
L’autore, nel presente saggio, riprende la questione controversa relativa alla datazione de Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, alla luce di una recente testimonianza del sociologo Franco Ferrarotti, che sostiene di aver incontrato lo scrittore di Alba nel 1948 e che questi gli parlò del suddetto romanzo, già in fase di composizione. Questa ipotesi contrasta con la tesi prevalente nell’ambito della critica precedente, secondo cui la composizione del romanzo fenogliano va spostata in avanti di un decennio. Conseguentemente essa ha suscitato un animato dibattito. L’autore, avvalendosi di un metodo critico integrale, che utilizza insieme elementi testimoniali, documentali, storico-filologici, stilistici, dimostra che la testimonianza di Ferrarotti ha un fondamento e non può essere liquidata sbrigativamente come frutto di “fantasia romanzesca”.
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