Abstract
Il saggio prende in esame gli interventi di Carlo Levi, eletto in Senato come indipendente nelle liste del Partito Comunista Italiano. Questo suo stato spiega il margine di libertà che lo scrittore si ritaglia, pur nel rispetto formale della cornice di riferimento. I discorsi di Levi riguardano in genere temi legati alla cultura, alla politica estera e a fatti interni di politica o di cronaca; in essi è dato riscontrare acutezza di analisi e spesso una forza prefigurativa di ciò che sarebbe poi accaduto. Capita di riscontrare nei discorsi il collegamento con l’attività di Levi scrittore; ad esempio, con L’Orologio; e sembra talvolta affiorare quasi autocritica rispetto al passato azionista. Immutata rimane la capacità di riassumere i valori della democrazia.
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