Abstract
I quaderni autografi che attestano la redazione manoscritta de L’Orologio, conservati al Centro per gli Studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell’Università di Pavia, sono la risorsa principale per questa indagine sulla scrittura di Carlo Levi. Attraverso lo studio delle carte è possibile infatti la ricostruzione dei tempi di composizione, grazie alle date apposte dall’autore sui quaderni; inoltre, similmente a quanto già noto per Cristo si è fermato a Eboli, si verificherà il metodo di scrittura leviano, incentrato su una stesura con pochi rifacimenti, ma spesso anticipata da scalette progettuali e strettamente intrecciata alla composizione in versi, come certificano alcune poesie che trovano spazio, a fianco alla narrazione, nelle pagine degli autografi. I vettori correttori evinti dalle varianti diranno poi del modo in cui Levi modella la lingua e la struttura del suo libro, attraverso soluzioni che vanno in direzione di un registro sostenuto e dell’incremento descrittivo.
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