Abstract
L’interpretazione dell’ultimo capitolo dell’opus magnum di Andrea Zanzotto indica la coerente unità interna di un testo incentrato sul tema di una catastrofe finale che però, con riferimento a Leopardi, ma anche ai prediletti Celan e Hölderlin, rilancia una sfida e un’apertura alla possibilità di sopravvivenza, ancora più strettamente motivate dalle ragioni della poesia. Ne risulta che le devastazioni di una contemporaneità (virtuale, mentale, materiale) come corpo abnorme rispetto alla storia e alla memoria diventano necessarie alla sopravvivenza dell’io e della parola, così come la scoperta del conglomerarsi geologico e psichico garantirebbe la motivazione forte di rinascita della parola poetica, in una sorta di “nuova dimora” dell’essere che in Conglomerati si fa voce ironica, paradossale, persino costruttiva.
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