Abstract
Fra dicembre 1910 e maggio 1911 il poeta Gabriele D'Annunzio e il compositore Claude Debussy danno vita a quell'opera controversa, di difficile comprensione, eppure di assoluto interesse per il significato storico-culturale, che è Le Martyre de Saint Sébastien: un “mistero in cinque mansioni” scritto in ottonari francesi. Un'opera che, in controluce, consente di leggere la cifra profonda del primo Novecento e delle grandi rivoluzioni che in quel nevralgico momento si stavano determinando, in campo artistico ma più in generale sul piano culturale. Infatti, a una visione centrata sulle certezze razionalistiche, stava subentrando una visione basata sulla consapevolezza dell'inafferrabilità dell'essere profondo del reale e delle cose. Il Martyre de Saint Sébastien, con la sua veste sapientemente mitologica per quanto riguarda il contenuto poetico, e con la sua tessitura musicale che scardina ogni principio tonale e dunque ogni compattezza strutturale, riverbera esattamente quella consapevolezza. Di conseguenza, e al contempo, esso consente di guardare a D'Annunzio ben al di là della vulgata, spesso fuorviante, che lo avvolge; e insieme di scorgere le straordinarie innovazioni stilistiche introdotte da Debussy, che anticipano ricerche musicali recenti, quali quelle di Messiaen e degli spettralisti. In tal senso il Martyre de Saint Sébastien rappresenta un'opera chiave del XX secolo.
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