Abstract
La raccolta di racconti brevi Sull’Oceano (1889) di Edmondo De Amicis, elaborata a seguito di un viaggio fatto dallo scrittore da Genova in Argentina (Rio de la Plata) assieme a diverse migliaia di emigranti italiani, esplora la genesi di un sentimento (il risentimento) che, mentre ha trovato ampia trattazione negli studi filosofici e sociologici, è stato poco esplorato nell’ambito degli studi letterari che si focalizzano sull’emigrazione. La mia riflessione critica si concentrerà in particolare su tre racconti: “L’imbarco degli emigranti,” “L’Italia a bordo” e “Rancori e amori.”
L’articolo si apre con un rapido excursus storico sull’emigrazione italiana, diretta sia in Europa sia oltreoceano per poi passare all’analisi letteraria dei sentimenti che De Amicis individuò tra i viaggiatori italiani imbarcatisi da Genova e diretti a Buenos Aires. Il risentimento viene esplorato attraverso le posizioni teoriche di Max Scheler (1874–1928). Esso è generato da un’incapacità di elaborare un sentimento, in molti casi, di inferiorità, causato da sistematiche repressioni emozionali che successivamente determinano una detrazione di certi valori e incidono sui giudizi di valore. La raccolta di racconti brevi di De Amicis si propone di far conoscere alla borghesia italiana non solo il dramma dell’emigrazione, ma anche la sua funzione salvifica, individuale e sociale in termini di stabilità, senza trascurare la possibilità di individuare nelle comunità italiane all’estero, le cosiddette colonie, una funzione vitale nella definizione identitaria e sociale della nuova nazione italiana. L’articolo si conclude con un rimando ad autori (Pascoli, Corradini, Oriani) che, pur occupandosi nei loro romanzi della vicenda storica e umana dell’emigrazione italiana, la elaborarono in chiave ideologica ponendo le basi per il nazionalismo italiano.
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