Abstract
L'incidenza degli ematomi cerebrali multipli post-traumatici viene riportata in letteratura attorno al 20%. I lobi frontali ed i temporali costituiscono 1'80–90% delle sedi colpite. Nonostante l'imponente quadro neuroradiologico, l'incidenza di casi chirurgici in pazienti sopra i 40 anni con GCS compreso tra 13 e 15 è del 29%. Sebbene essi possano essere espressione sia di un danno primario che secondare, una chiara distinzione fisiopatologica non è mai stata riportata. Oltre al danno meccanico, numerose sono le variabili fisiopatologiche implicate nell'esordio degli ematomi post-traumatici multipli «precoci» e «tardivi».
Riportiamo due nostre osservazioni consecutive relative a due pazienti di 73 e 74 anni, ricoverati d'urgenza a seguito di trauma cranico commotivo senza evidenza di coagulopatie in corso. Entrambi i pazienti si presentavano all'osservazione con GCS superiore ad 8 ed effettuavano d'urgenza un esame TC cranio che identificava una frattura cranica. Nella paziente A vi era immediata evidenza di focolai emorragico - contusivi di dimensioni comprese tra 4 ed 1 cm nelle sedi riportate essere più frequenti, in assenza di focalità neurologiche.
Nel paziente B all'ingresso non vi era evidenza di ematomi cerebrali. A distanza di 24 h una seconda TC documentava lesioni emorragiche di diametro compreso tra i 3 ed 1 cm in sedi corrispondenti a quelle della paziente A. Il malato subiva un lento ma progressivo peggioramento che, ad oltre due mesi di distanza si è tradotto in stato vegetativo.
Entrambi i casi descritti presentano una biomeccanica duplice: forze di impatto e forze accelerazionali inerziali. La latenza di presentazione dei segni di emorragia nel secondo caso suggerisce l'ipotesi di meccanismi aggiuntivi di tipo iperemico, o mediati dal trattamento antiedemigeno. Vengono discussi i possibili fattori di rischio implicati ed il loro ruolo alla luce dei dati di letteratura.
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