Abstract
Alla fine degli anni '70, i Centri Neurochirurgici italiani progressivamente adottano protocolli per il trattamento «globale» delle emoraggie subaracnoidee (ESA). L'argomento si allarga: dall'aneurisma, responsabile dell'emorragia, a comprendere tutta la problematica propria ad una sindrome (quella da ESA, appunto) estremamente complessa nella sua presentazione e nei conseguenti risvolti diagnostico-terapeutici. Protocolli orientati alia «Chirurgia Tardiva» o alla «Chirurgia Precoce» vengono applicati in un numero crescente di Centri. A diffondere questi orientamenti contribuisce in particolare il «Cooperative Study on Timing for Ruptured Cerebral Aneurysms Surgery» (Kassell, 1980) cui partecipano alcuni Centri italiani. L'autore ha vissuto in prima persona questa evoluzione tecnico-culturale, che lentamente si consolida negli anni e che attualmente si trova a fronteggiare un'altra importante innovazione: i protocolli debbono d'ora in poi tenere conto anche della Neuroradiologia Interventistica, che a pieno diritto entra a far parte delle tecniche operatorie. Tra l'iniziale elaborazione di protocolli di trattamento delle ESA e le prime operazioni di Neuroradiologia Interventistica, si esaurisce l'arco di esperienza dell'autore, in tema di Neurochirurgia Vascolare. La evoluzione concettuale e pratica nel trattamento delle ESA viene esemplificata con la presentazione di tre successive casistiche del Centro di Bologna (1977–1982; 1982–1986; 1986–1992). I risultati ottenuti nelle tre casistiche vengono posti a confronto ed i motivi del progressivo miglioramento sono analizzati. Il miglioramento viene ascritto alia graduale elaborazione di un protocollo per il trattamento delle ESA «personalizzato», adattato quindi alle reali risorse umane e strumentali proprie al Centro di Bologna (così come qualsiasi altro Centro possiede peculiari proprie risorse). Senza disconoscere il grande merito dei Centri neurochirurgici ad «alto livello» (in buona parte negli U.S.A.), l'Autore ritiene che i Centri di «medio livello» (tra i quali Bologna si classifica) debbano e possano mirare a ottimizzare i propri risultati grazie ad una gestione non basata sulla imitazione di quanto altri (pur eccellenti) fanno; ma piuttosto sulla valorizzazione di quanto ciascun Centro ha realmente a disposizione. Il tutto è presentato in modo informale, sotto forma di una lunga lettera all'Editore di questa Rivista.
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