Abstract
Il recente diffondersi delle tecniche di RMN in campo sanitario ha sollevato negli ultimi tempi quesiti ed interrogativi sui possibili effetti biologici conseguenti alla esposizione a campi magnetici e radiofrequenze. Sebbene la Food and Drug Administration abbia enunciato, nel 1982, le «Guidelines for evaluating electromagnetic exposure risk for trials of clinical NMR system», nel testo stesso si sottoli-neava la arbitrarietà intrinseca dei limiti di esposizione proposti. I rischi sono connessi all'utilizzo di campi magnetici statici, variabili ed all'uso di radiofrequenze. Il presente lavoro analizzerà le attuali conoscenze sugli effetti biologici conseguenti alla esposizione a campi magnetici variabili e a radiofrequenze. Le variazioni di intensità di un campo magnetico creano correnti indotte, che provocano tutta una serie effetti biologici noti quali ad esempio fibrillazione cardiaca o magnetofosfeni. Del resto pure gli effetti termici e non sono conseguenze oramai accertate dei campi a radiofrequenze. I limiti di sicurezza da rispettare sono tuttavia una complessa funzione della forma dell'onda, dell'ampiezza, della durata dell'esposizione e della frequenza di ripetizione del segnale, e le osservazioni sperimentali non sono tanto approfondite ed estese da garantire la correttezza di tali limiti. È dunque necessario, sebbene nessun effetto biologico acuto o cronico sembri risultare, proseguire il lavoro di ricerca ed al contempo limitare le esposizioni.
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