Abstract
La Risonanza Magnetica funzionale (RMf) misura le variazioni regionali di flusso ematico cerebrale e quindi fornisce un'indicazione indiretta dell'attività neuronale locale. Essa rappresenta un'indagine chiave nello studio dei processi cognitivi e delle funzioni cerebrali, nei soggetti sani come in quelli affetti da patologie del sistema nervoso centrale. La RMf trova applicazione elettiva nel trattamento di patologie cerebrali in aree eloquenti, consentendo l'individuazione preoperatoria delle aree sensitivomotrici e del linguaggio e la loro localizzazione rispetto alla lesione cerebrale o al focus epilettogeno, in modo da attuare la rimozione più completa possibile e preservare le aree eloquenti, migliorando così la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti. Inoltre, consentendo di far luce sul meccanismo patogenetico del dolore neurogeno e di alcuni disordini del movimento come il morbo di Parkinson, essa comincia ad acquistare sempre maggior importanza nel trattamento di tali patologie.
Nonostante i grandi progressi tecnici fatti negli ultimi tempi, che hanno permesso di convalidare in numerosi casi i risultati del mapping preoperatorio fornito dalla RMf tramite le tecniche di monitoraggio elettrofisiologico invasivo (potenziali evocati intraoperatori e stimolazione corticale), l'affidabilità dei risultati della RMf continua a dipendere, oltre che dal rigore della tecnica di esecuzione dell'esame e di trattamento delle immagini, anche da altri fattori, il cui impatto è più difficile quantificare e quindi correggere. Ulteriori progressi nei metodi di analisi delle immagini e l'adozione da parte delle diverse equipes di protocolli comuni, che consentano di paragonare i risultati delle attivazioni, determineranno un ulteriore aumento dell'affidabilità della RMf, permettendone una maggiore diffusione ed applicazione, con indiscutibili vantaggi nel trattamento di lesioni in aree eloquenti e di patologie il cui meccanismo fisiopatologico essa contribuirà ad elucidare.
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