Abstract
In un manoscritto della metà del 1700, forse di mano di un Sansedoni senese, si legge un sonetto del Metastasio assai inconsueto. L'autore non lo raccolse nella stampa, da lui approvata delle sue opere. Ed è giusto, perché non ha certo grande importanza letteraria. In ogni modo è un documento, senz'altro, storico. Eccone l'antefatto. È il tempo della guerra dei sette anni (1756–1763): spinto dagli avvenimenti, il Metastasio scrive questo “Ritratto di S.M. La Regina d'Ungheria,” probabilmente anteriore ad un'altra composizione celebrativa, cioè all'unico sonetto, il XXIX, dei trentanove pubblicati nell'edizione fiorentina del Molini del 1826, dedicato “alla augustissima imperatrice e regina” (O qual, Teresa, al suo splendor natio).
Il pretesto della composizione è semplice: gli avvenimenti della guerra incalzano ed il poeta, si può credere tra il 1756 e il ′57, in occasione di un ritratto dell'imperatrice (forse quello di Martinus II Mytens?), si rivolge al pittore rimproverandolo di aver dipinto troppo femminilmente la donna guerriera, davanti a cui è in rotta “l'oste fuggitiva” e il Danubio è “per sangue ostil gonfio e vermiglio”. (Alberto M. Fortuna)
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