Abstract
Le cronache di viaggio di Matilde Serao (Lettere d’una viaggiatrice, Nel paese di Gesù. Ricordi di un viaggio in Palestina, Nuove lettere di una viaggiatrice) forse non molto attenzionate dalla critica, sono, invece, interessanti per una comprensione a tutto tondo dell’autrice partenopea e delle possibilità offerte dalla scrittura di viaggio. Gusto mondano, studio del rapporto fra uomini e spazio, indagine psicologica, impegno sociale, desiderio di evasione, di abbattere gli stereotipi si susseguono in una prosa originalissima, in cui il gusto figurativo coesiste con l’impasto linguistico e in cui si mescolano le caratteristiche di vari generi letterari: narrativa, saggistica, cronaca. Distinguendo, allo stesso tempo, vari tipi di viaggiatori, Matilde Serao traccia una nuova interpretazione degli scopi e dei principali aspetti del viaggio, inteso, quindi, come arricchimento, come riscoperta di una identità personale e di gruppo, fra “cittadini di una stessa patria ideale”, ma anche come strumento di indagine sociale e di conoscenza interiore. Se, da un lato, lo scientismo positivistico è ormai superato, dall’altro si raggiungono posizioni decadentistiche, anche attraverso una rielaborazione del tema del sogno, già oggetto di una ricca tradizione letteraria. Si impone, così, una nuova considerazione dell’attività della scrittrice napoletana, spesso giudicata dalla critica in modo contrastante.
Get full access to this article
View all access options for this article.
