Abstract
L’articolo si propone di rintracciare il dualismo individuato da diversi critici nella poesia della maturità di Maria Luisa Spaziani e nella raccolta giovanile Utilità della memoria. La presenza di una tensione irrisolta nella sua poesia è ancorata, nel caso specifico, a due espedienti su cui si concentra la maggior parte del saggio: l’uso della congiunzione avversativa “ma” e del lessico sacro. Il primo introduce nel testo un’alternativa tra positività e scetticismo, tra aspirazione e disillusione, dove la scelta spetta al soggetto stesso. Considerando la raccolta nel suo complesso, questi appare dunque costantemente sulla soglia tra due atteggiamenti contrastanti, dei quali nessuno riesce a vincere definitivamente sull’altro. Simile effetto è prodotto dall’utilizzo del lessico sacro. Questo apre l’esperienza individuale a un piano metafisico, che non è però accettato pacificamente, bensì costantemente ricercato e interrogato.
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