Abstract
Il confino al quale Carlo Levi fu condannato nei territori della Lucania, in particolare ad Aliano, gli diede occasione di conoscere molto da vicino le mentalità e i costumi della piccola borghesia meridionale del Ventennio fascista. Attraverso la descrizione dei personaggi più rilevanti del Cristo si è fermato a Eboli, come per esempio il podestà Don Luigi, il dottor Gibilisco e il dottor Milillo per citarne alcuni, Levi opererà una denuncia acre del ruolo della piccola borghesia, una denuncia che si protrarrà con l’Orologio e susciterà scandalo nella cultura comunista del secondo dopoguerra. L’orientamento di Levi affonda le sue radici nella posizione in particolare di Gaetano Salvemini e di Piero Gobetti.
Il contributo critico che si propone affronta queste tematiche attraversando le pagine iniziali del Cristo.
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