Abstract
La conoscenza del toscano durante il Trecento e il Quattrocento avveniva non solo attraverso la lettura delle Tre Corone e tramite la circolazione di poeti, notai, podestà, giudici e ambasciatori, ma anche a causa della mobilità geografica dei mercanti, i quali, nelle loro frequenti comunicazioni, mettevano in contatto volgari diversi. Questo articolo vuole dimostrare che un simile processo di toscanizzazione avveniva, già un mezzo secolo prima, in un corpus di lettere scritte durante il Trecento. A prima vista, infatti, le lettere commerciali mandate da Milano dal mercante Francesco Tanso (?–1398) agli impiegati del “mercante di Prato”, Francesco Datini, sembrano mostrare un notevole grado di toscanizzazione ben prima della celebre teorizzazione del Bembo e al di fuori dell’ambito letterario.
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