Abstract
Quando, nel 1975, Gianni Celati pubblica “Il tema del doppio parodico”, egli vi rivela l’importanza di Miguel de Cervantes come punto di riferimento per la propria scrittura, tracciando le linee della poetica che ispirerà la sua produzione narrativa a partire dai Narratori delle pianure. L’articolo esamina la presenza di temi e modelli cervantini nei Narratori delle pianure attraverso l’analisi di tre elementi presenti sia nei racconti padani di Celati sia nel Don Quijote: (1) l’impossibilità di separare saggezza e follia, con conseguente risoluzione del reale in una somma di apparenze, (2) la riduzione del testo narrativo ad assemblaggio di racconti legati insieme da tenui fili strutturali e (3) la concezione del comico come pratica aliena da ogni crudeltà, estranea ai rituali delle sentenze e delle punizioni. Attraverso riferimenti a Celati critico, Michel Foucault, Gilles Deleuze e Guy Debord, si intende qui dimostrare come il Don Quijote e i Narratori condividano un medesimo approccio alla rappresentazione del mondo, alla pratica del narrare e alla scrittura comica.
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