Abstract
Questo scritto utilizza essenzialmente l'Epistolario di Pietro Metastasio (1698–1782), per analizzare il suo rapporto di amicizia col «ciambellano imperial cesareo» di Maria Teresa, il conte udinese Daniele Florio (1710–1789), «poeta de' Sovrani, Sovrano de' poeti», lungo tre direttrici adeguatamente approfondite. Amicizia come reciproco sostegno e guida, fraterna paterna filiale, a seconda dei casi, che comprende e travalica sincerità e onestà, di cui pur si nutre, per rasentare, con la tenerezza e l'affetto che la plasma, un sentimento di puro amore e disinteressata dedizione. Il tema dell'Amicizia costituisce il fulcro della canzone poetica scritta da Daniele Florio in morte del Metastasio come si legge già nella premessa A GLI AMICI: «[…] io ho perduto un impareggiabile Amico. Voi, che portate scolpite nell'animo le Sacre Leggi dell'Amicizia […] rendere una pubblica testimonianza […] di tenerezza, e gratitudine all'Amico»; parole riprese nella poesia, soprattutto nella prima e terza strofa, che danno il ‘tono’ a tutto il componimento: «Mai più soavi lacrime / Non versa un infelice / Di quelle che Amicizia / Dal fido cor gli elice […] Io su le fredde ceneri / Piango d'un chiaro Amico, / A cui mi strinse il genio / Con forte nodo antico».
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