Abstract
Parise traccia dei segni in un codice poetico un po' vecchiotto, nella lingua del Novecento. Ma i segni sono schizzati senza curarsi di se stesso, senza curarsi di niente. Parise non li guarda, li traccia sbadatamente girandosi di fianco sul lettuccio di un ospedale o di una prigione. A nessuno di quei segni Parise affida niente di se stesso. A che cosa servirebbe? Non c'è più niente da difendere. Così le parole derisorie e oscene scendono giù insieme al cuore trafitto dalla freccia, graffite senza memoria e senza rimorso, abbandonate al muro.1
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