Abstract
È una lettura — condotta soprattutto lungo i sentieri di una densa intertestualità che ridà nuova vita a topoi antichi e moderni, senza trascurare altri particolari importanti presenti in quello spazio letterario — di L'ultima erranza (Edizioni Rubbettino, 2007), il terzo romanzo di Giuseppe Occhiato (Mileto, 1934 – Firenze, 2010), scrittore calabrese ancora (colpevolmente) poco noto in Italia, ma protagonista di una vicenda umana e culturale che lo pone in modo perentorio accanto a Stefano D'Arrigo: come autore, cioé, di un romanzo immenso e straordinario (Oga Magoga, 2000, pp. 1385), opera mondo capace di rubare i pensieri e le forze di un'intera esistenza, uno sguardo penetrante rivolto alla guerra, al mondo contadino e ai miti antichi del Mediterraneo.
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