Abstract
Nel 1969, due artisti che vivono in diversi continenti e apparentemente senza contatti fra loro, riscrivono, “cancellandolo“, il Coup de dés di Mallarmé, testo considerato all'unanimità fondatore degli esperimenti verbovisuali del 900. Si tratta di Marcel Broodthaers, artista concettuale belga, e Mario Diacono, uno dei più radicali poeti delle neoavanguardie italiane. Questo articolo ricostruisce la curiosa coincidenza e analizza il procedimento di rivitalizzazione del testo francese, attraverso un'apparente negazione, concentrandosi soprattutto sulla strategia diaconiana fondata sulla sostituzione dei versi originali con strisce di colore, di dimensioni e tinte variabili. Il libro di Diacono rientra, da un lato, nell'ampio contesto del risorgimento avanguardista postbellico e della sua intrinseca volontà di disturbare le aspettative del pubblico, dall'altro, nel processo di riscatto “letterario” dell'elemento visuale considerato oramai foriere di informazione estetica quanto quello verbale. La “resignificazione” di Mallarmé diviene dunque allo stesso tempo una messa in pratica sulla possibilità di interpretare i testi (in special modo quelli di “rottura”) ricaricandoli di senso, e un passo verso un'agognata conciliazione fra simbolico e reale, qui assunta in direzione asemantica.
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