Abstract
In anni di rinnovato interesse e di grande favore critico nei confronti di Palazzeschi, l'articolo propone una rilettura dell'ultimo romanzo dello scrittore, ancor oggi fra le pagine meno conosciute e frequentate dalla critica. Pur muovendo dalla convinzione che Storia di un'amicizia non possa per invenzione e originalità competere con i migliori risultati del fiorentino, l'articolo mette in luce l'importanza che il romanzo riveste quale compendio dei modi di un'arte consolidata nel tempo. L'impressione è quella di un racconto che senza alcuna pretesa di novità ripropone per l'ultima volta lo stile leggero e beffardo di Palazzeschi, sospeso fra realtà e fantasia, fra il serio e il grottesco, sedotto dal gioco fine a se stesso, come dalla tentazione dell'apologo. Ma Storia di un'amicizia è anche un libro che intende essere il bilancio di un'esistenza umana, in fondo anch'essa divisa fra il dolore e l'allegria e felicemente risolta in una dichiarazione di amore alla vita.
Get full access to this article
View all access options for this article.
