Abstract
Il personaggio di Antigone è stato al centro di numerose riprese e rivisitazioni nel corso dei secoli: nell'ambito della letteratura teatrale italiana, all'eroina sofoclea si sono ispirati — tra gli altri — Vittorio Alfieri, Elsa Morante ed Ascanio Celestini. Nelle opere dei tre autori, tuttavia, la figlia di Edipo tende a caricarsi di significati latenti — se non espressamente assenti — nell'archetipo greco, facendosi così portavoce di ideali che appartengono semmai alla Weltanschauung dei tre autori. Così, se l'Antigone della Morante assurge ad archetipo di quei Felici Pochi che, soli, potranno salvare il mondo; se l'Antigone di Celestini appartiene ad un'umanità sottoproletaria che, nella disidentità della contemporanea società di massa, mantiene un senso di appartenenza comunitaria e sociale; nell'Antigone di Alfieri si può scorgere un'ideale autoritratto dello stesso tragediografo e, nel rapporto tra l'eroina e Creonte, la proiezione di quell'ambigua liaison con la madre ed il patrigno che alcuni studiosi hanno identificato quale sostrato psichico generatore della produzione dello stesso Alfieri.
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