Abstract
In questo saggio viene esaminato il rapporto nel film Malombra (1917) di Carmine Gallone tra i temi dell'isteria femminile, del modello artistico e culturale della passività imposto in quel periodo alle donne e quindi anche alle attrici e dello stile pittorico di recitazione. Un'analisi approfondita di questi tre aspetti, sulla base di importanti fonti primarie e secondarie, mette in risalto lo stile di recitazione della diva Lyda Borelli nel film nonché il modo in cui le concezioni fin de siècle culturali, scientifiche e artistiche della donna si fondono nella figura della diva, condizionandone la tecnica interpretativa ed il ruolo nel primo cinema italiano.
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