Abstract
L'articolo prende in esame la Favola (meglio conosciuta come Belfagor Arcidiavolo) di Machiavelli e cerca di dimostrare, partendo proprio dalla scelta significativa del titolo, come nelle intenzioni dello scrittore fiorentino fosse la riformulazione di un genere narrativo, quello della favola appunto, venuto meno nella sua specificità dopo l'azione “unificatrice” di Boccaccio. Machiavelli sembra riflettere sulla varietà e eterogeneità del Decameron e voler riaffermare, rispetto a quella confusione di generi narrativi, la specificità del genere favolistico. Avvalendosi del comico del fabliau e dell'inverosimiglianza della fabula, dando alla propria invenzione l'impostazione dimostrativa dell‘ exemplum, Machiavelli formula così un racconto-modello e, attraverso il racconto, ridefinisce le coordinate specifiche di un genere.
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